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Caffè Fernanda Caffè Fernanda Caffè Fernanda Caffè Fernanda

Caffè Fernanda

Milano
2018

Il Caffè Fernanda è parte del progetto di riallestimento della collezione della Pinacoteca di Brera e prende il nome dalla visionaria direttrice Fernanda Wittgens, cui si deve la riapertura del museo nel 1950, dopo i terribili bombardamenti del ‘43.

Collocata nell'ex ingresso principale, la caffetteria è concepita come parte del percorso museale e in particolare del nuovo riallestimento delle 38 sale curato dal direttore James Bradburne negli ultimi tre anni. Per questo il progetto del bar si è focalizzato sia sulla coerenza cromatica e materica con il nuovo allestimento, sia sulla reinterpretazione dell'architettura dello spazio, risalente agli anni '50.

L'intenso color ottanio scelto per le pareti è coerente con i diversi toni caldi che si incontrano nelle 38 sale espositive, ed esalta le grandi opere d’arte presenti nel Caffè: la Conversione del Duca d’Aquitania di Pietro Damini, Le tre Grazie di Bertel Thorvaldsen, il busto di Fernanda Wittgens di Marino Marini e il suo ritratto eseguito da Attilio Rossi. Per illuminare l’ambiente e le opere in modo corretto si sono utilizzati solo proiettori Led orientabili, montati su binari che ricalcano l’orditura delle travi in gesso esistenti. Gli splendidi pavimenti marmorei in Fiore di Pesco e le cornici in Rosso Lepanto, ereditati dal progetto di Piero Portaluppi, sono stati recuperati e restaurati.

Sotto la tela seicentesca del Damini è stato posto il grande bancone del bar dalle estremità arrotondate. Il progetto del banco reinterpreta i mobili anni '50 in legno cannettato, stravolgendone le dimensioni: è costituito da grandi liste semicircolari di noce canaletto e da un sottile piano in ottone anticato. L'ottone del piano si assottiglia ulteriormente e diviene cornice per gli specchi della bottigliera che ci mostrano riflessi Amore e le Tre Grazie del Thorvaldsen. I tavoli sono anch'essi in ottone e noce; la volontà di usare i medesimi materiali per gli arredi di sala è mirata a uniformare lo spazio e non interferire con la visione delle opere. Dalle comode poltroncine ottone e rosa antico si può ammirare il busto del Marini mentre dai tavoli di fronte al banco si può osservare il ritratto di Attilio Rossi e scorgere Il bacio di Francesco Hayez, esposto nell'ultima sala del museo.

 

Foto di Michele Nastasi

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